L’ALFABETO MORSE DEL NATALE di Pilar

 

Uscendo dalla casa occidentale
lasciamo accese le lucine intermittenti
l’alfabeto morse del Natale
l’ammonimento ad ogni altra
trincea di compagine familiare

La luminaria è più di un orpello
più di un muto tormentone da radio
é il messaggio, sempre cifrato
sempre vitale – e quindi deperibile
di ogni intenzione, di qualsiasi bandiera

Tra le finestre e i terrazzi
Tra le insegne dei negozi e l’albero
anche il mio – finto e quindi al sicuro, al di là del vetro,
esiste una tacita cordata carbonara
che difende il protocollo dei non detti

Nessuna luce è davvero chiara
nessuno sa mai se si tratta
di rassicurazione o minaccia
se sia iconografia, volontà di gioia,
sos, condivisione, faida,
auto-assoluzione

In questo caleidoscopio universale
nasce di nuovo il bambino d’oro
un “urkind” senza sesso né asterisco
come lo è l’Umano nel presente del suo imperfetto
come lo sono i cassetti dei mobili dell’ingresso
senza divisori né scompartimenti

Perdona – piccolo infinito Sole – la nostra intermittenza d’amore
perdona la mia luminosità obesa e in bolletta :
se perdo il Rito perdo Tutto
perché so che è lì che mi smarrisco
proprio in quel mezzo secondo di buio

Ora sì e ora no – ci amiamo
ora sì e ora no – abbiamo compassione
ora sì che sarebbe invece da venirti prendere
urlare, staccare la spina
strappare il passaporto,
tagliare il filo
spinato
che ti esclude in piena notte
in pieno gelo
dal tuo diritto primo di essere al sicuro
di essere la sola direzione, di essere futuro.

Ora sì, è Natale
tu urli di gioia
hai ricevuto il trenino
proprio quello che avevi chiesto
io ti stringo forte
e un altro senso, ora no
davvero non lo trovo

– > FOTO di copertina di Paolo Soriani


Verso Lunedì, rubrica semiseria in versi su amori nomi cose città spigoli e parole espresse o ritrovate o convertite o volutamente dimenticate nelle casseforti dei miei traslochi, fisici e non.

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